Qualcuno la chiama normalità

Da sempre la pallacanestro, oltre ad essere uno sport di spettacolo puro, è uno sport di statistiche: dai punti agli assist, passando dai falli fatti alle palle perse, statistiche che man mano sono diventate sempre più importanti a livello globale e non solo americano dal 1973-74, anno in cui si iniziò a tenere conto delle varie categorie statistiche.

Prima i punti, poi gli assist e i rimbalzi, per continuare con le palle recuperate e le stoppate, fino ad arrivare all'insieme di queste voci su un campo da basket: la tripla-doppia.

La tripla-doppia, nel gergo cestistico, vuol dire che un giocatore, durante una gara, riesce a totalizzare una doppia cifra in tre voci statistiche differenti, come per esempio punti, rimbalzi e assist che ad oggi è quella più comune, ma che era sempre rimasta un tabù non da poco.

Dopo questa piccola definizione, è ora di vedere come è andata evolvendosi questa voce a livello numerico. Partiamo dal 1989-90 dove le triple-doppie registrate sono ben 61, con alla guida di questa particolare classifica abbiamo giocatori del calibro di Magic Johnson (11) e Larry Bird (10) nell'anno in cui l'anello lo vincono i 'Bad Boys' di Detroit. Nei venticinque anni successivi il massimo che si raggiungerà come triple-doppie realizzate sarà di 50 per due anni di fila (1995-96/1996-97) nonostante ci fossero giocatori del calibro di Michael Jordan, Kobe Bryant e Jason Kidd che fu per dieci anni il leader statistico di questa speciale classifica con un massimo di 13 in una stagione. 

Dal 2016-17 qualcosa cambia, l'equilibrio della lega cambia con il terremoto causato dalla scelta di Durant, che decide di accasarsi alla corte di Curry e compagni, lasciando il compagno Westbrook da solo a predicare nel deserto dell'Oklahoma. Nonostante l'addio del nativo del Maryland, Russell guida i suoi compagni ai PlayOff (non così scontati dopo la turbolenta estate) facendo registrare per ben 42 volte (record assoluto in NBA, superato quello precedente che apparteneva a Oscar Robertson di 41, anche se tutt'ora detiene il record per triple-doppie in stagione con 181) una tripla doppia facendo registrare per ben tre volte un 50+ 10+ 10+, con il povero Harden che si è fermato a sole 22 triple-doppie siglate durant la stagione toccando due volte i 50 con altre due voci statistiche in doppia cifra; numeri che sono valsi, all'ex college UCLA, il titolo di MVP della Regular Season,concludendola per di più in tripla-doppia di media (31.6+10.7+10.4), cosa che era riuscita solo al santone di questa voce, al secolo Oscar Robertson.

Qualcuno avrebbe pesato che questa fame presente nel numero 0 degli Oklahoma City Thunder fosse già stata saziata, ma non avevano fatto i conti con la sua voglia di vincere: infatti al primo turno di PlayOff cerca di tenere a galla i suoi contro i più quotati Houston Rockets, non riuscendoci, facendo registrare un altro record: rimanere su tripla-doppia di media durante i PlayOff raggiungendo Kidd e il solito 'Big O'.

Bisogna aspettare le Finals per poter veder registrato un altro record, questa volta però dall'uomo che sulla schiena ha il 23 ed è, come afferma lui, a caccia del fantasma di Chicago (Michael Jordan). LeBron James infatti, nel tentativo di tener testa agli Warriors di Curry, Thompson e Durant, durante le Finals tiene una tripla doppia di media (33.6+12.0+10.0) cosa che non era mai riuscita a nessuno fino a quel giorno.

Le triple-doppie fatte registrare durante questa clamorosa stagione sono ben 117, 56 in più rispetto all'ultimo picco degli ultimi trent'anni toccato nel 1989-90. 

Ma la storia non finisce qui, perché ormai, ogni ragazzo quando si sveglia la mattina e controlla i risultati non si stupisce più nel vedere una tripla-doppia, è diventata quasi la normalità; un normalità che però non ha niente a che vedere con il basket di 10-20-30 anni fa. Perché se è vero che il gioco si è velocizzato e tutto, nessuno si sarebbe mai immaginato che un centro (Nikola Jokic, Denver Nuggets) sia già a 8 triple-doppie registrate, di cui nessuno che includa le stoppate o che un rookie, se così si può definire visto la maturità con cui gioca, come Ben Simmons sia anche lui ad 8 raggiungendo, udite udite, Magic Johnson e Oscar Robertson per triple-doppie fatte registrare nell'anno da matricola. All'ex LSU ed ora uno dei punti fermi dei Sixers con Embiid si uniscono Lonzo Ball e Dennis Smith Jr. che sono gli altri due rookie in questa stagione ad aver fatto registrare una tripla-doppia, anche se per il nativo di Chino Hills sono due.

Ormai è tutto normale, non è più un fatto straordinario che un giocatore, anche il più improbabile faccia registrare una prestazione simile, perchè il gioco è più rapido, ci sono sempre più possessi a disposizione delle squadre e i ruoli non esistono più.

Si, avete letto bene, i ruoli non esistono più, non contano niente all'interno del rettangolo da gioco, perché se no non vedremmo LeBron e Simmons giocare da playmaker, o Jokic fare per ben 8 volte più di 10 assist, o ancora DeMarcus Cousins prendere un catch & shoot da dietro l'arco dei tre punti. Questa è l'NBA moderna, in cui servono poche cose: talento, tecnica, duttilità. Queste sono alcune delle caratteristiche che un giocatore che vuole giocare nella migliore lega al mondo deve avere, e questo lo dobbiamo ai vari Magic Johnson (vinse il titolo nel 1980 giocando gara 6 delle Finals contro i Sixers da centro), LeBron James che può ricoprire sia in attacco che in difesa tutti i e cinque i ruoli. 

Nella stagione in corso le triple-doppie fatte registrare fino ad ora sono 86, con alla guida il solito Westbrook che è ancora a 'solo' 21, con 14 partite da giocare. Il record dell'anno scorso rimarrà imbattuto, ma l'impressione che si ha è quella di una media sempre più alta di triple-doppie a stagione per i motivi sopracitati. 

Ultimo dato numerico: dall'89-90 al 2015-16 le triple doppie sono state in media 38 a stagione; negli ultimi due anni, quindi l'anno passato e questo in corso, siamo ad una media di 101! Quasi il triplo rispetto agli ultimi 30 anni, un dato enorme se si pensa alla sola evoluzione del gioco. 

Ormai è questa la normalità: super atleti con un tasso tecnico sempre più elevato, in grado di fare qualunque cosa sul parquet.

E a noi, appassionati di questo fantastico sport, va benissimo così.